di Alberto Dalmasso
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martedì 16 maggio 2017

LA SINDROME DEL PIRIFORME - TEST DI VALUTAZIONE E TRATTAMENTO

La sindrome del piriforme è un disturbo neuromuscolare che insorge quando il muscolo piriforme, situato nella regione del gluteo, comprime od irrita il nervo sciatico.




Fig.1 – Localizzazione anatomica del muscolo piriforme.


I sintomi sono simili a quelli generati da altre condizioni che evolvono in sciatalgia, come l'ernia al disco; tuttavia, la sindrome del piriforme non si riferisce a problemi alle radici dei nervi spinali e/o alla compressione di un disco intervertebrale. Il coinvolgimento del nervo sciatico, infatti, avviene un po' più lontano dalla sua origine, precisamente a livello del gluteo, dove rimane intrappolato a causa di alterazioni del muscolo piriforme; ciò può causare un dolore spesso percepito come un formicolio od una sensazione di intorpidimento che coinvolge la parte inferiore del corpo e percorre la gamba, irradiandosi dal gluteo fino al piede. Il dolore può peggiorare durante lo svolgimento di attività quotidiane come salire le scale, camminare, correre oppure dopo aver mantenuto una posizione seduta per lunghi periodi di tempo. La sindrome del piriforme è spesso confusa con un problema del disco lombare, in quanto i sintomi sono simili ad un'irritazione della radice del nervo sciatico.

La sindrome del piriforme può essere provocata da diverse cause, che includono variazioni anatomiche del rapporto muscolo-nervo o un trauma nella regione glutea, come un incidente stradale od una caduta. Non esiste un test immediato per formulare una diagnosi. La condizione viene definita principalmente sulla base dei sintomi che il paziente manifesta e sull'esame obiettivo, dopo l'esclusione di altre possibili cause. In generale, l'approccio terapeutico al disturbo inizia con esercizi fisici e stretching, che consentono di riabilitare il movimento. La maggior parte dei trattamenti è orientata alla riduzione della pressione esercitata dal muscolo piriforme sul nervo sciatico. Per tenere sotto controllo il dolore e l'infiammazione locale, possono essere prescritti farmaci analgesici ed anti-infiammatori; un'iniezione locale di corticosteroidi può dare un sollievo temporaneo.

La sindrome del piriforme è una condizione in cui il muscolo piriforme irrita o comprime il nervo sciatico prossimale a causa di un trauma o di una contrattura. Il disturbo provoca spasmi e dolore a livello del gluteo, ma può anche estendersi al vicino nervo sciatico causando intorpidimento, debolezza e formicolio lungo la parte posteriore della gamba e nel piede (simile al dolore sciatico provocato dall'ernia del disco). In generale, le condizioni di questo tipo sono indicate come neuropatie da intrappolamento.

Il piriforme è un piccolo muscolo di forma triangolare, situato in profondità nella natica, dietro il grande gluteo. 





 Fig.2 – Muscolo piriforme



Il muscolo piriforme:

Ø  Origina dalla superficie interna dell'osso sacro e si inserisce al femore omolaterale;
Ø  È classificato tra i muscoli esterni dell'anca (gruppo dei rotatori esterni dell'anca);
Ø  È importante per assistere la rotazione esterna/interna dell'anca, e girare la gamba e il piede verso l'esterno. In generale, questo muscolo è importante nel movimento della parte inferiore del corpo, in quanto stabilizza l'articolazione dell'anca e, contraendosi, ruota esternamente il femore e permette di camminare, spostare il peso da un piede all'altro e mantenere l'equilibrio;
Ø  Il nervo sciatico passa al di sotto del muscolo piriforme, con il quale si trova a stretto contatto.



CAUSE
Quando il muscolo piriforme è interessato da un accorciamento o da un eccessivo allungamento, può insorgere la sindrome del piriforme. Circa il 50% dei pazienti con sindrome del piriforme presentano un episodio traumatico alla natica, all'anca o alla parte inferiore della schiena. 

Le cause esatte della sindrome del piriforme sono sconosciute, ma alcune ipotesi includono:

Ø  Spasmo del muscolo piriforme o di una struttura adiacente, in risposta ad un evento traumatico o a sforzi eccessivi;
Ø  Anomalie muscolari con ipertrofia;
Ø  Anomalie dei nervi (parziali o totali);
Ø  Fibrosi (a causa di un trauma);
Ø  Pseudoaneurismi dell'arteria glutea inferiore;
Ø  Intensa attività fisica.

Ognuna di queste cause o la loro combinazione può influenzare il muscolo piriforme (causando dolore ai glutei) e il nervo sciatico adiacente (causando dolore, formicolio o intorpidimento nella parte posteriore della coscia, del polpaccio o del piede). Le lesioni da abuso possono derivare da attività svolte in posizione seduta che prevedono l'uso intenso delle gambe, come il canottaggio o il ciclismo. La sindrome del piriforme può anche essere causata da un'eccessiva pronazione del piede, dove il muscolo piriforme si contrae ripetutamente per un meccanismo di compensazione ad ogni passo.
Il risultato dello spasmo del muscolo piriforme può interessare non solo il nervo sciatico, ma anche il nervo pudendo, che controlla i muscoli dei visceri e della vescica. I sintomi di intrappolamento del nervo pudendo includono intorpidimento e formicolio nella zona inguinale e possono arrivare all'incontinenza urinaria e fecale.


SINTOMI

I tipici sintomi della sindrome del piriforme possono includere:

Ø  Dolore intenso e profondo al gluteo, che si può irradiare alle natiche;
Ø  Dolore, debolezza muscolare, formicolio o intorpidimento nella regione lombare, lungo la parte posteriore della coscia, del polpaccio e del piede (simile alla sciatica);
Ø  Dolore quando si cammina su per le scale o in pendenza;
Ø  Riduzione di movimento dell'articolazione dell'anca.

I sintomi della sindrome del piriforme spesso peggiorano durante le attività fisiche che coinvolgono il muscolo o dopo aver assunto una prolungata posizione seduta, mentre possono migliorare con il riposo in posizione supina.



DIAGNOSI
La diagnosi è spesso difficile a causa della carenza di test diagnostici validati e standardizzati; a tal proposito, due esami sono stati ben descritti e validati clinicamente:

Ø  Test elettrofisiologico, denominato FAIR-test, che misura il ritardo della conduzione del nervo sciatico.

Ø  Neurografia a risonanza magnetica, una versione sofisticata della risonanza magnetica che evidenzia l'infiammazione e gli effetti sui nervi coinvolti.

Alcuni studiosi ritengono che il criterio più importante sia l'esclusione della sciatica risultante dalla compressione/irritazione delle radici dei nervi spinali.

La sindrome del piriforme, infatti, non comporta l'erniazione dei dischi.

Esame obiettivo: la diagnosi della sindrome del piriforme è basata sulla revisione della storia clinica del paziente, sull'esame fisico e su alcuni esami diagnostici. La sindrome del piriforme viene spesso definita attraverso un processo che esclude altre condizioni potenzialmente in grado di causare sintomi simili nel paziente, come un'ernia del disco lombare od una disfunzione 
sacroiliaca. L'esame fisico comprende un esame dell'anca e delle gambe, per valutare se il movimento provoca l'esacerbarsi del dolore a livello della schiena o degli arti inferiori, e per misurare la dolorabilità locale e la forza muscolare. In genere, il movimento dell'anca e la forzata rotazione della coscia estesa provocano il dolore, mentre tramite un'attenta e profonda palpazione è possibile rilevare uno spasmo del muscolo piriforme.

Anamnesi: l'anamnesi comprende un esame approfondito dei sintomi riferiti dal paziente, indagando quali posizioni o attività alleviano o peggiorano il dolore, la durata delle manifestazioni e la loro associazione ad un recente infortunio.

Test diagnostici: gli studi di imaging tradizionali non sono in grado di diagnosticare la sindrome del piriforme. Tuttavia, test diagnostici come la 
tomografia assiale computerizzata (TAC) e la risonanza magnetica (MRI) possono essere condotti per escludere altre condizioni responsabili di sintomi simili, e per rilevare se il nervo sciatico è compresso da altre cause. Un'iniezione di anestetico con o senza steroidi può aiutare a confermare se il muscolo piriforme è la sorgente dei sintomi.



TRATTAMENTO
La maggior parte delle persone che presentano la sindrome del piriforme migliora con il trattamento e le modifiche dello stile di vita. A seconda della gravità del dolore e di altri sintomi, possono essere raccomandate alcune opzioni terapeutiche. Se il dolore è causato da determinate azioni, è utile cercare di evitare temporaneamente le attività e le posizioni che lo innescano. Il riposo può contribuire ad alleviare i sintomi. Un medico o un terapista della riabilitazione possono suggerire a ciascun paziente un programma di esercizi personalizzato che contribuisca a ridurre la compressione del nervo sciatico. Alcuni operatori sanitari possono raccomandare farmaci anti-infiammatori, rilassanti muscolari o iniezioni locali di un corticosteroide. Possono essere usate anche altre terapie, come la ionoforesi e l'iniezione di tossina botulinica (esempio: Botox ®), la quale può alleviare la rigidità muscolare e la compressione del nervo sciatico. Raramente, nei casi molto gravi e persistenti, viene eseguito un intervento chirurgico per alleviare la pressione sul nervo sciatico.

Un approccio globale alla gestione della sindrome del piriforme può includere una combinazione dei seguenti trattamenti:

Esercizio fisico, stretching e massaggi. Un trattamento efficace comprende lo stretching ed il rafforzamento dei gruppi muscolari interessati dalla sindrome del piriforme (gluteo medio, muscoli adduttori ed estensori dell'anca ecc.). Esercizi che prevedono movimenti per allungare il muscolo piriforme e diminuire lo spasmo possono alleviare i sintomi dolorosi lungo il nervo sciatico e riabilitare il paziente in pochi giorni. La massoterapia, praticata da un esperto, può migliorare la guarigione aumentando il flusso di sangue alla zona e riducendo lo spasmo muscolare. 


Fig.3 – Esercizio di stretching per il muscolo piriforme.


Impacchi freddi e caldi. Alla comparsa di dolore, è utile iniziare applicando un impacco freddo sulla zona dolente più volte al giorno per circa 15 minuti alla volta. Ripetere se necessario ogni 2-4 ore, continuando finché se ne trae beneficio, anche per un paio di giorni. A volte, può essere più utile massaggiare delicatamente l'area con un cubetto di ghiaccio, soprattutto se sono attività specifiche a determinare un aumento del dolore (se il ghiaccio è posto direttamente a contatto con la pelle, limitare l'applicazione a 8-10 minuti per evitare ustioni da freddo). L'impacco freddo consente di attenuare l'infiammazione e la tensione muscolare, per un effetto analgesico naturale. Una volta alleviato il dolore acuto, è bene cercare di rilassare i muscoli contratti: in questo caso, può essere utile il calore (come una borsa dell'acqua calda). Alcune persone trovano utile alternare impacchi freddi e caldi. 


Farmaci. Gli anti-infiammatori non steroidei (FANS), come l'ibuprofene o il naprossene, consentono di alleviare il dolore durante la fase acuta e contribuiscono a ridurre l'infiammazione. Se il dolore non tende a migliorare, il medico può iniettare direttamente nel muscolo piriforme un farmaco corticosteroideo, per ridurre lo spasmo muscolare. Lo scopo di un'iniezione locale di farmaci consiste nel diminuire il dolore acuto per consentire progressi nella terapia fisica. Per uno spasmo persistente del muscolo piriforme, resistente al trattamento con 
analgesici ed antiinfiammatori, può essere utile ricorrere ad una un'iniezione di tossina botulinica, per aiutare il muscolo a rilassarsi e contribuire a ridurre la pressione sul nervo sciatico. 


Elettroterapia per la sindrome del piriforme. La stimolazione elettrica nervosa transcutanea (TENS) può aiutare a bloccare il dolore e a ridurre lo spasmo muscolare associati alla sindrome del piriforme.


PROGNOSI

La prognosi è buona per la maggior parte degli individui con sindrome del piriforme. La corretta gestione dei sintomi consente la ripresa delle normali attività e un regolare esercizio fisico aiuta a prevenire il problema. In alcuni casi, una volta che i sintomi migliorano, i regimi della terapia fisica possono essere modificati al fine di ridurre la probabilità di recidiva o di peggioramento.

martedì 9 maggio 2017

IL TAPING NEUROMUSCOLARE IN RIABILITAZIONE E PER GLI ATLETI

Il Taping Neuromuscolare è una tecnica derivata dalla scienza chinesiologica, che sfrutta la biomeccanica per favorire i processi di guarigione naturale del corpo. L’applicazione del tape permette di intervenire sia per curare una patologia già in atto, sia per prevenirne l’insorgere. La sua azione avviene principalmente a livello muscolare, articolare, sulla circolazione linfatica e sanguigna e sulla diminuzione della sintomatologia dolorosa.

Ø Funzione Muscolare: agevola il ripristino della corretta tensione muscolare favorendo o inibendo la contrazione muscolare stessa.
Ø     Articolazioni: ha una funzione stabilizzatrice ed assiste le stesse in fase di correzione ed allineamento.
Ø  Circolazione linfatica e sanguigna: la componente elastica del tape genera un micro-sollevamento ondulatorio della cute guidando i liquidi interstiziali in aree non edematose attraverso vie linfatiche superficiali. Quindi, in caso di edema, emorragia o versamenti di liquidi, accelera e favorisce il linfodrenaggio e la circolazione del sangue.
Ø  Dolore: il micro-sollevamento attenua, inoltre, la pressione dei tessuti cutanei e muscolari sui recettori del dolore, diminuendo la percezione neurologica del dolore stesso.




Le possibili indicazioni terapeutiche del Taping Neuromuscolare

Il successo del Taping Neuromuscolare è comprovato dal gran numero di atleti di alto livello che sfruttano i benefici di questa tecnica sia a scopo riabilitativo sia preventivo.
Le possibili indicazioni terapeutiche del Kinesio Tape possono essere le seguenti:

Ø  Trattamento dei danni muscolari da sport e non (stiramenti, prevenzione da crampi, fasciti,risentimenti da sovraccarico e lombalgie);
Ø     Trattamento dell'edema e gestione del dolore;
Ø     Infiammazioni e rigidità muscolari;
Ø     Affaticamento muscolare;
Ø     Supporto della correzione dell'atteggiamento posturale;
Ø     Postumi traumatici;
Ø     Problemi tendinei o articolari.


La tecnica del Taping Neuromuscolare viene, spesso, utilizzata come terapia aggiuntiva da inserirsi in programmi terapeutici sia manuali sia strumentali e può essere impiegata come unica risorsa.

L’applicazione del Taping Neuromuscolare, offrendo benefici linfatici e vascolari continuativi, può facilitare il recupero in situazioni post-operatorie e post-traumatologiche.

Il nastro utilizzato per il trattamento può essere applicato per più giorni, non contiene al suo interno nessun principio attivo e può essere utilizzato su bambini, adulti, anziani e donne in gravidanza.


Le applicazioni di Taping Neuromuscolare possono ridurre i tempi di recupero ed aumentare i livelli di forma fisica del soggetto.



lunedì 8 maggio 2017

LA DISTORSIONE DELLA CAVIGLIA

Una caviglia lesa ed instabile rappresenta il presupposto di distorsioni recidivanti, si comprende quindi l'importanza di una buona rieducazione dopo un episodio distorsivo.

In Italia si stimano circa 5000 traumi distorsivi alla caviglia al giorno, questo significa che è uno dei traumi più comuni sia nelle discipline sportive che nelle attività ricreative. 

La distorsione alla caviglia è il più frequente trauma muscolo-scheletrico dell'arto inferiore. Gli sport dove questo trauma è più frequente, in ordine crescente, sono: pallavolo (56%), basket (55%), calcio (51%) e la corsa di r
esistenza (40%). 

Nella distorsione alla caviglia, quasi sempre, rimane un dolore residuo abbastanza significativo che comporta una limitazione funzionale. Anche dopo che il trauma è stato curato si ha una percentuale variabile di pazienti, che va dal 10% al 30%, che lamentano una sintomatologia cronica caratterizzata da sinoviti, tendinopatie, rigidità, aumento di volume, dolore ed insufficienza muscolare, associati o meno ad instabilità del collo del piede con difficoltà a deambulare su terreni irregolari o episodi distorsivi recidivanti, a prescindere dal trattamento dell'episodio acuto.

Questo avviene perché il danno del trauma distorsivo non avviene solo a carico del tessuto legamentoso, ma anche del tessuto nervoso e muscolo-tendineo, intorno al complesso della caviglia. 

Fig.1 – Distorsione articolazione tibio-tarsica in inversione.

Fig.2 – Distorsione articolazione tibio-tarsica in eversione.


Il tempo necessario per il recupero funzionale completo, qualunque sia il trattamento riservato al paziente (chirurgico o conservativo), varia dalle 3 alle 5 settimane; il tempo necessario prima di tornare al lavoro varia dalle 4 alle 7 settimane; e prima che il paziente possa ritornare alla pratica sportiva occorrono 10 settimane. I tempi di recupero, di solito, negli sportivi professionisti sono più corti perché il tempo riservato alla riabilitazione è molto maggiore rispetto, ad esempio, ad uno sportivo amatoriale o ad un paziente sedentario.

I traumi distorsivi possono essere di due tipologie differenti:
·         Acuti: in seguito ad urti, contrasti, scontri o improvvisi cambi di direzione;

·         Cronici: dopo carichi notevoli e prolungati.

La distorsione altro non è che la perdita momentanea ed incompleta dei rapporti articolari fra due capi ossei.


L'evento traumatico può portare, nella caviglia di un atleta, ad una patologia articolare, suddivisa in due differenti quadri:
  • quello della lassità, con lesioni capsulari, distensioni e lacerazioni del comparto legamentoso laterale e mediale della tibiotarsica e della sottoastragalica, che determinano una escursione articolare oltre i limiti fisiologici;
  • quello dell' instabilità, che l'atleta avverte come un segno di cedimento articolare durante il gesto sportivo ed anatomopatologicamente obiettivabile in una rottura più o meno totale dei legamenti.

CLASSIFICAZIONE
Le patologie distorsive a livello dell’articolazione tibio-tarsica possono, a seconda della gravità, essere classificate nel seguente modo:
  • Grado 0: tilt astragalico inferiore a 8°, senza rotture legamentose;
  • Grado 1: tilt astragalico (10°-20°), con rottura legamento peroneo- astragalico anteriore;
  • Grado 2: tilt astragalico (20°-30°), con rottura legamento peroneo- astragalico anteriore e peroneo calcaneare;
  • Grado 3: tilt astragalico superiore a 30°, con rottura di tre legamenti.

SINTOMI
  • Dolore vivo, localizzato a livello della zona anteriore del malleolo peroneale, che insorge durante la palpazione;  
  • Tumefazione modesta o cospicua a livello periarticolare ed articolare, segno della rottura della piccola arteriola passante al di sopra del legamento peroneo-astragalico anteriore (segno di Robert-Jaspert);  
  • Limitazione funzionale causata dal dolore che il paziente avverte durante i movimenti dell'articolazione;
  • Instabilità dell' articolazione tibio-tarsica.

TRATTAMENTO CONSERVATIVO

Il trattamento di una distorsione tibio-tarsica è diviso in tre fasi: acuta, sub-acuta, di rieducazione funzionale. 

FASE ACUTA

Il protocollo più accreditato per le lesioni acute è il P.R.I.C.E. (Protection Rest Ice Compression Elevation)   In fase acuta gli obiettivi saranno:  
a) L'immobilizzazione;  
b) La diminuzione degli "irritanti chimici" che causano dolore e favoriscono la "stasi tissutale" (ovvero l'edema);  
c) La prevenzione di ulteriori sollecitazioni meccaniche della struttura lesa.

FASE SUBACUTA

In fase sub-acuta lo scopo del trattamento è quello di sottoporre il tessuto leso ad una serie di sollecitazioni meccaniche, utili per promuovere l'orientamento fisiologico delle fibre collagene.  
Gli obbiettivi in questa fase saranno:
a) L'eliminazione del dolore;
b) Il recupero della particolarità;
c) L'eliminazione dello spasmo muscolare;
d) L'eliminazione dell'edema;
e) Il recupero della forza muscolare.  
Per raggiungere questi obbiettivi si utilizzano massaggi, terapie fisiche, tecniche di mobilizzazione e la cinesiterapia.

FASE DI RIEDUCAZIONE FUNZIONALE

Nella fase di rieducazione funzionale si mira a:  
a) Recupero della propriocettività;  
b) Recupero della forza;
c) Prevenzione delle recidive.  


IL BENDAGGIO FUNZIONALE previene l'insorgere di ricadute o recidive quando si riprende l'attività motoria; evita i danni di una prolungata immobilizzazione o inattività funzionale e riduce i tempi di recupero.

Qualora si riporti una distorsione alla caviglia in luoghi avversi, lontano da possibili soccorsi, è bene non togliersi la scarpa per esaminare la lesione. Il conseguente dolore associato a gonfiore potrebbe, infatti, ostacolare il reinserimento del piede nella scarpa stessa.




RIEDUCAZIONE PROPRIOCETTIVA

Con il termine di rieducazione propriocettiva, si intendono tutte le metodiche e gli esercizi mirati a stimolare e rieducare la sensibilità propriocettiva, quella, cioè, che ci permette di conoscere, anche ad occhi chiusi, la posizione del nostro corpo e dei suoi segmenti nello spazio.
Particolari recettori raccolgono i segnali di origine periferica, trasmettendoli al sistema nervoso centrale che elabora le informazioni ricevute e le integra con altre afferenze (visive, labirintiche), per organizzare adeguate risposte motorie.   La funzione dei propriocettori è quindi fondamentale per regolare il tono muscolare, la postura e la corretta esecuzione dei movimenti.

Fig.3 – Rieducazione propriocettiva.

 

ESERCIZI PROPRIOCETTIVI


Gli esercizi propriocettivi sono quindi quelle attività che vanno a stimolare il sistema propriocettivo, con l'obbiettivo di allenarlo a fornire delle risposte rapide ed adeguate in situazioni destabilizzanti e potenzialmente pericolose, coscientizzando l'individuo nei confronti del proprio corpo.
In particolare la rieducazione propriocettiva nel caso della caviglia deve proporsi come fine quello di far acquistare all' articolazione tibio-tarsica una maggiore coordinazione nelle contrazioni muscolari e delle leve ossee, in relazione al movimento .

Inizialmente la rieducazione propriocettiva si effettua in scarico o in maniera passiva, per abituare il paziente a percepire le diverse caratteristiche del movimento indotto e coscientizzarlo riguardo alle sue possibilità di reazione motoria.

Successivamente, prima di eseguire gli esercizi propriocettivi in stazione eretta, andremo a fare recuperare, se non ancora presente, un'equa distribuzione del carico.

In seguito si proporranno esercizi su superfici instabili, come i piani circolari, le tavolette quadrate e le semisfere. Il paziente dovrà imparare a mantenere l'equilibrio con semplici movimenti delle caviglie, inizialmente ad occhi aperti e con l'aiuto del terapista, successivamente senza aiuto e senza il controllo visivo.   Il lavoro prosegue poi in monopodalica (Fig.4) sia sull'arto leso sia su quello sano. In questa fase il terapista può aiutare il paziente, o destabilizzarlo con delle spinte quando ha raggiunto un buon controllo dell'equilibrio.   Quando il paziente ha recuperato una buona deambulazione si procede con l'eseguire un percorso propriocettivo (Fig.5) composto da cuscini che hanno una diversa consistenza e deformabilità, in modo da adattare il passo e stimolare i recettori propriocettivi durante la camminata su un terreno non omogeneo.



Fig.4 – Esercizio propriocettivo monopodalico su pedana instabile.




Fig.5 – Percorso propriocettivo bipodalico.

 

RINFORZO MUSCOLARE

Nella riattivazione motoria, dopo un qualsiasi trauma, distorsivo o meno, ricopre un ruolo fondamentale il rinforzo muscolare, in quanto un buon trofismo dei muscoli riduce il rischio di lesioni recidivanti e permette al paziente di riprendere a pieno regime le attività che svolgeva prima dell'incidente.  

Nella rieducazione della caviglia dopo una distorsione dobbiamo prestare particolare attenzione ai movimenti che andremo a far compiere al paziente, in modo tale da non procedere subito con esercizi che possono recare danni al comparto che ha subìto il trauma. Per questo motivo è meglio cominciare con esercizi molto leggeri, divisi in più serie con poche ripetizioni.

Lo strumento più utilizzato per il rinforzo muscolare è l'elastico, in quanto permette di dosare il carico ed è molto versatile per questo tipo di esercizi (Fig.6). Gli stessi esercizi possono essere effettuati con l'ausilio di una palla di spugna. Quando il paziente è in grado di camminare senza evidenziare zoppia e senza accusare dolore nella zona interessata si può procedere con l'esecuzione di esercizi a carico completo.

Possiamo dividere questi esercizi in due categorie.   La prima è per il potenziamento dei muscoli della gamba, più precisamente per quelli della loggia posteriore.   La seconda invece è mirata al potenziamento dei muscoli della coscia.



RECUPERO DEL GESTO

La fase conclusiva, della riabilitazione in seguito a distorsione tibio-tarsica, è quella del recupero del gesto atletico, che è mirata non solo al recupero della meccanica del passo normale, ma anche al recupero ottimale per tornare a svolgere gli specifici gesti atletici relativi all’attività sportiva praticata.




Fig.7 – Esercizio specifico per il recupero del gesto tecnico nello sci alpino.